L'altro che scompare tra la nebbia mi invita a diventare me stesso.

L'educazione non è una scelta, è una chiamata radicale che vuol raggiungere i cuori delle persone; è la dedizione di voler annaffiare, giorno per giorno, una piantina artificiale. Ti chiederai: che senso ha annaffiare una pianta decorativa? Proprio qui nasce il paradosso: si crede che educare significhi per forza portare ogni giorno quell'entusiasmo che si propaga e che nutre incondizionatamente l'altro.

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L'anima non cade mai, evolve.

Il destino e la missione sono due sorelle che tenendosi per mano attraversano un cortile abbandonato dal tempo, senza fretta, l'una al passo dell'altra. Nessuno può intraprendere la propria strada se prima non accetta che la vita è molto più sensibile dei nostri stati d'animo.

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Forte come un tuono, silenzioso come una formica

Sarà successo anche a te di tornare stanco la sera, la testa e il cuore in un circuito di pensieri che sembrano accusarsi a vicenda, riscaldi e mangi qualcosa al volo, guardi i turni del giorno dopo, ti cambi, dai la buonanotte a chi ti sta a cuore e ti metti disteso sul letto. Provi a dormire, ma quella stanchezza che ti sei portato dietro lungo tutta la giornata ad un tratto svanisce, o meglio lascia il posto alla tua voce interiore che prova a dialogare con te, ma tu non ne vuoi sapere eppure per addormentarti non puoi ignorarla completamente e allora gli dai spazio, poco spazio, quel tanto che basta nel farti attraversare il corpo e l'anima da una domanda: "Sei più vicino o più lontano da quello che desideri?".

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Talento e traumi, la strada verso casa.

Ognuno di noi ha delle ferite innate, dei traumi che si porta dietro sin dalla nascita, riguardano due generazioni: quella dei nostri genitori e quella dei nostri nonni. Nasciamo già con delle ferite. Ci si ammala per il trauma dell’abbandono, del rifiuto, del senso di colpa, dell’umiliazione e del tradimento.

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