Gabriele Pericolini

Da me a te
Ho iniziato a fare l'allenatore di calcio a livello giovanile intorno ai 16 anni. Negli anni successivi ho ottenuto le qualifiche UEFA C e poi successivamente UEFA B. Per me, l'allenatore, oltre a conoscere il gioco e cercare di farlo vivere ai propri giocatori in prima persona, deve essere molto bravo nelle relazioni, nell'ascolto e nella comunicazione. In questi anni, oltre a studiare e approfondire la metodologia sul campo e gli aspetti tecnico-tattici, ho avuto modo di approfondire la conoscenza dell'uomo, sui suoi aspetti emotivi, culturali, di apprendimento, desiderio e ricerca di senso. Da qui è nata la necessità di donarmi agli altri, non solo a livello sportivo, e ho quindi intrapreso varie forme di volontariato, dal servizio Caritas per gli indigenti fino al volontariato nei reparti oncologici. Ho lavorato nel settore dell'immigrazione in un centro di prima accoglienza e sono laureato in Scienze motorie. Attualmente alleno una squadra Juniores U19 del territorio.
Il Valore di donarsi
Il desiderio che ora porto nel cuore è proprio quello di potermi donare totalmente a chi resta indietro. Donando il mio tempo e le mie energie per gli "ultimi" ho avuto modo di essere a contatto con vite stanche, vite affrante per problematiche di diverso genere: dall’impossibilità di mangiare allo strazio di una malattia. Mi sono occupato, presso un'associazione, di preparare la spesa per gli indigenti, per persone che si trovano in questa vita senza una vita. Ho ascoltato persone che avevano delle storie struggenti e allo stesso modo trascinanti. Non c’era nulla di suggestivo nel preparare la spesa, chiunque poteva farlo, non serve avere nessuna predisposizione nel riporre degli alimenti in un cartone da consegnare.
La cosa più triste è che queste persone si guardano con gli stessi occhi della gente che li guarda, fanno fatica a perdonarsi, fanno fatica ad apprezzarsi, fanno fatica a riconoscersi uomini. Non hanno paura a parlare dei loro fallimenti, non hanno paura di essere sotto un giudizio perché il più grande giudizio è quello che gli ha dato la vita. Una persona che ti dice: "Non diventare come me" non scherza. Non metto in dubbio che in certi casi si sia responsabili della situazione che si vive, ma, altre volte, sono proprio le situazioni che ci hanno colpito che ci costringono e che hanno costretto queste persone ad elemosinare non due spicci o un pasto, ma la vita.
La responsabilità di essere uomo
Donare è cambiare il mondo; è perché sono un uomo che sono chiamato a rispondere alle sfide di ogni giorno. Anche chi ha poco non deve sentirsi sfortunato, ma deve sapere che il più responsabile della vita, della realtà che abita, è proprio lui perché, a differenza degli altri, può veramente destare, pungolare chi si lascia attraversare passivamente dallo scandire lento, ma senza sosta, del tempo. L’uomo è colmo di dolore, di convinzioni che ostacolano la sua vera natura. Nutre una volontà innata, ma l’ha dimenticata; ha bisogno di qualcuno che lo aiuti a muovere le acque della coscienza, che lo aiuti a guardarsi l’anima. Vorrebbe essere grato alla vita, vorrebbe prenderla sul serio, così come si presenta. Ogni vero ideale nasce dal cuore dell’uomo, perciò non tradisce, non è amaro; desta sospetto perché oramai è insolito. Non si capisce la felicità, non si capisce l’amore, non si capisce il dolore, non si capisce la vita, e neppure lo sport, se non si capisce fino in fondo l’uomo, se non si ama l’uomo.
Ho scritto due libri "Dentro è l'aurora" e "I fiori della magnolia" editi dalla Tau Editrice usciti rispettivamente nel 2024 e 2025.