Ognuno di noi ha delle ferite innate, dei traumi che si porta dietro sin dalla nascita, riguardano due generazioni: quella dei nostri genitori e quella dei nostri nonni. Nasciamo già con delle ferite. Ci si ammala per il trauma dell’abbandono, del rifiuto, del senso di colpa, dell’umiliazione e del tradimento.
Queste ferite ce le portiamo dalla nascita e non possiamo fraintenderle, e l’ambiente esterno a contatto con la nostra anima, come fuoco e ghiaccio che si toccano, ce le tira fuori. Come è possibile che una persona che non è salita mai in un aereo tema il volo? O già soltanto l'idea di salirci? Perché si può aver paura dei cani senza avere mai vissuto uno spiacevole evento con essi?
La nascita non rappresenta soltanto una nuova vita, ma è anche una prosecuzione delle esistenze che ci hanno preceduto: i nostri problemi, le nostre crisi sono le stesse che hanno abitato la vita di chi ci ha generato, con un'intensità però diversa. Quelle domande interiori ignorate e non risolte vengono tramandate di generazione in generazione, creando una libertà già pienamente modificata, prima di iniziare il cammino della vita.
Noi siamo i superstiti di vite passate, e questa in fondo non è una cattiva notizia, anzi, può portare delle sfumature ricche di inediti. Perché non solo l'irresoluto ci viene trasmesso, ma anche il talento ci viene consegnato; sta a noi decidere come lo vogliamo investire.
Un padre, una madre, un nonno che non si sono presi cura delle proprie capacità hanno creato un buco nella storia dell'umanità, perché il talento è la prima forma di amore a se stessi e nei confronti dell'altro. Chi disubbidisce alla propria bellezza, chi scappa da ciò che gli era stato donato, è come se creasse degli scossoni nella strada della vita di chi verrà dopo di lui.
Un padre che aveva uno spiccato senso per l'arte, magari non trasmetterà quella identica passione, ma trasferirà nel figlio la lucidità di vedere il mondo a colori. Una madre che non ha saputo ascoltare se stessa trasmetterà involontariamente quella mancanza di ascolto di sé anche al figlio, magari in un'altra forma.
Ciò che non approfondiamo della nostra vita o ciò che approfondiamo della nostra, delinea la strada della genitorialità e della specie umana. L'educazione non inizia quando nasce un figlio, ma da come si è e come si vive prima che quest'ultimo venga al mondo.
Chi risolve se stesso, chi investe sul proprio talento crea uno spazio di connessione con Dio; il talento è la chiave per lasciarsi amare. Quando ti senti bravo in qualcosa diventi più docile e ti apri agli infiniti progetti che brillano davanti a te. Tutti sono bravi in qualcosa, ma la felicità che ognuno cerca è vivibile nella misura in cui io dono ciò che sento mio.
Il talento non è un metro per distanziarmi dall'altro, ma è un modo santo di stare accanto all'umanità di chi mi è vicino. Quando le mie capacità e forze mi distanziano dalla gente vuol dire che non ho risolto in primis quello che, senza la mia libertà e volontà, mi è stato trasmesso. Perché l'uomo eredita sempre ciò che lo salva e ciò che lo condanna.
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