"Un giorno tornerò in Afghanistan, ma non so quando...Ora è troppo pericoloso, i talebani hanno il controllo di tutto...Quando sarà tutto finito andremo insieme. Ti mostrerò il mio mondo, soprattutto la cucina e le montagne".
"Il ricordo più bello che ho del mio paese è quando con gli amici, dopo la scuola, uscivamo e con le bici andavamo nelle campagne, è uno dei ricordi più felici della mia vita, non lo dimenticherò mai."
Sin dalla notte dei tempi l'uomo è nato libero, è nato in oriente e in occidente, ha migrato nella biodiversità del mondo, ha messo radici stabili ovunque, tra foreste e città, tra mari e laghi. Ma non ha mai posto il suo cuore nella consapevolezza piena dell'amore tra i popoli, nell'amore e nel rispetto di ciò che ha ereditato. Ad oggi, nel mondo, ci sono ben 56 conflitti, il più alto numero mai registrato dalla seconda guerra mondiale: una spirale drammatica che sembra non finire mai.
Mi ricordo ancora le parole di un mio amico siriano, quando mi disse: "Quanto mi dispiace che la Siria venga conosciuta per l'immigrazione, invece che per la sua ricchissima cultura e storia". Le sue parole in tutta onestà non fecero breccia subito dentro di me, che ancora non conoscevo, o meglio ero ignorante della bellezza dietro ad ogni popolo, solo più avanti, crescendo, capii quanta ricchezza l'uomo e il mondo possono offrire a chi ha il coraggio di approfondire ciò che va oltre i propri schemi.
L'umanità ha ridotto se stessa a un elenco di vittime, di genocidi, di olocausti. Eppure, solo salvando e incontrando quelle persone si può capire la bellezza che può riempire alcuni scompartimenti della nostra anima. Sì, perché il nostro spirito non ha bisogno solo di prossimità, di servizio, di riflessione e meditazione, ma anche di incontrare le culture, i mondi che non conosciamo e che, per qualche ignota ragione, diamo per superflui. Ci sono alcune porte della nostra anima che solo uomini di altre etnie possono spalancare.
Noi ricordiamo il Sudan, l'Afghanistan, la Siria e lo Yemen (per citarne alcune) per le disastrose guerre civili, vittime, corruzione e riforme. Ma stiamo dimenticando, se l'abbiamo mai conosciuta, pian piano la loro bellezza: il Sudan con i suoi siti archeologici di grande valore e i suoi deserti spettacolari, l'Afghanistan per i suoi paesaggi incontaminati e il suo cibo speziato, la Siria per la sua architettura islamica e romana e lo Yemen per le sue danze e la sua fauna. Questo, è lo sconosciuto che potrebbe soverchiare l'umanità stessa, il tornare ad appassionarsi della terra, dei suoi padri e delle persone che la abitano.
Eppure la realtà è diversa: vittime che diventano numeri, indifferenza che come una nube dantesca copre l'occidente. Ma questo è del tutto normale: abbiamo timore della diversità dei nostri figli che vengono alla luce, figuriamoci di chi si trova a miglia da noi.
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