Tutti, almeno una volta nella vita, abbiamo provato un profondo bisogno di metterci in gioco, di rischiare. La passione per la montagna è diversa da tutte le altre; non nasce dai desideri, ma da ciò che siamo e da ciò che ci aspetta. Non si va a scalare per arrivismo, non si va nemmeno a scalare per immortalare da un cellulare il paesaggio mozzafiato che ci circonda; si scala per un profondo bisogno di abbandonarsi fino a ritrovarsi.
Le leggende e le tradizioni delle tribù dell'Oriente che considerano le vette sacre e presenza pura degli spiriti, ci ricordano che la salita verso la vetta deve essere accompagnata da una sana umiltà. "La montagna ti rende umile", ci potrebbe suggerire un membro del Kalash, un gruppo etnico che vive nelle valli montuose del Pakistan. Senza l'umiltà di sentirsi ospiti, non si può intraprendere nessuno cammino.
La montagna ti insegna e ti nutre con gocce di spiritualità, ti dice che da una parte ti devi fidare, dall'altra devi giocare anche tu la tua parte: devi prendere il largo. Ti viene chiesto di deciderti, di rischiarti e giocarti senza però disubbidire alle leggi della natura; le regole del gioco le decide la montagna.
Nessuno può iniziare un viaggio senza sapere dove vuole arrivare; nessuno può iniziare una marcia estenuante senza prima aver studiato le giuste mappe e tracce da seguire. La vita è preparazione e scoperta. L'escursionismo, l'alpinismo, l'arrampicata sono modi di voler diventare un tutt'uno con la creazione stessa.
Quando sali in vetta, vedi un pezzettino di mondo ai tuoi piedi con tutte le discese più struggenti. capisci allora che non sei escluso dalla possibilità di vivere da innamorato, che anche tu sei chiamato a fare la differenza. Non siamo uomini che salgono in cima, siamo visitatori che, durante il cammino, si scoprono testimoni di una maestà che sovrasta ogni pensiero e dubbio sul nostro personale valore.
La montagna ci dona rispetto rispettandoci, e non c'è cosa più bella e antica di condividere il tragitto con qualcuno: un amico, la propria compagna, o il proprio amato cagnolino. E nel mentre la salita si fa scoscesa, il vedere delle sagome in lontananza che ti precedono ti dona la forza di continuare.
Quale fuoco muove gli alpinisti di voler tornare continuamente sugli ottomila? Spesso si pensa che arrivare in vetta sia come un trofeo; in realtà nell'infinito gioco delle catene montuose, la cima non è l'arrivo, è una nuova partenza, un nuovo inizio.
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